Tra i pezzi nuovi e quelli nuovi nuovi: la nostra intervista ai super prolifici Malkovic

 In Interviste

Abbiamo svegliato Giovanni Joe Pedersini dalla pennichella per porgli alcune domande: cerchiamo di conoscere meglio i bresciani (?) Malkovic, che tornano dal vivo sabato con molte novità.
Teniamoli d’occhio!

Innanzittutto: siete più bresciani o milanesi?

Dipende! Elia è di Treviglio, Io e Fabio (il bassista) siamo di Sarezzo. Ora che c’è Boss (Simone Bossini, il nuovo batterista) siamo tre saretini, quindi direi tre bresciani, anche se io e Fabio siamo sempre a Milano.

Come vi siete formati? E cosa c’era prima dei Malkovic?
La cosa curiosa è che io e Fabio siamo cresciuti insieme sia umanamente che musicalmente: ci siamo conosciuti per caso quando abbiamo preso le nostre prime lezioni di chitarra (e lui di basso) a dodici anni. Da quel momento, in varie formazioni più o meno discutibili, abbiamo quasi sempre suonato assieme: tipo nelle cover band dei Red Hot Chili Peppers, per fare un esempio.

E quando avete iniziato a scrivere inediti?
In quarta superiore (ai tempi del Babilonia, per intenderci) io, lui, Simone e un altro ragazzo facevamo crossover nei Bang Bottles, e abbiamo girato un po’. Come molte band, abbiamo registrato il primo disco e poi ci siamo sciolti.

Successivamente per qualche anno ho suonato in qualche altra formazione, poi al secondo anno di università sono riuscito finalmente a suonare con Elia, che già conoscevo, e a un certo punto ho pensato di chiamare Fabio: mi mancava musicalmente! E lì sono nati i Malkovic.
Siamo andati avanti fino a qualche mese fa, poi Elia è diventato un batterista professionista e segue altri progetti (Lim e Nava), e quindi abbiamo pensato di chiamare Boss. È stato molto bello perché abbiamo subito recuperato in primis il rapporto, che tra una cosa e l’altra non c’eravamo visti più molto, e anche musicalmente è stato strano perché è rinato un feeling fortissimo che non mi aspettavo, e sta funzionando. Abbiamo ricominciato a provare a novembre.

I pezzi erano già pronti?
Quelli che usciranno nell’Ep (qui in free download) a fine aprile sono gli ultimi che abbiamo scritto con Elia, ma sono meno recenti (ce li abbiamo pronti da un annetto)…. Però abbiamo già altri pezzi scritti con Simone. È stato strano, in quattro mesi con Boss la scaletta che ora inizieremo a portare in giro ha moltissimi pezzi nuovi. Stiamo lavorando tanto ultimamente.
L’idea sarebbe quella di uscire l’anno prossimo con un disco “lungo”, abbiamo materiale, ma non bruciamo le tappe.

Come Caso, Il Sistema di Mel e Gazebo Penguins, cantate in italiano ma suonate rock. Perché?
Nei Bang Bottles cantavamo in inglese, ma non è la nostra lingua…. Crescendo abbiamo ascoltato musica inglese e americana, e istintivamente pensavamo che per fare rock si dovesse cantare in inglese. Io però parallelamente alla musica rock ho sempre ascoltato musica indipendente italiana, dai Verdena, agli Afterhours a Il teatro degli orrori.
Con i Malkovic è stato naturale cantare in italiano, dal momento che ho iniziato a dare importanza ai testi.

Come nasce un vostro testo? Nella scrittura date priorità al suono o al significato?
All’inizio davamo molta più importanza al suono, ci teniamo molto. Poi piano piano, scrivendo e approfondendo l’uso della lingua italiana, sto sempre più dando importanza al significato, anche se so benissimo di non essere un cantautore, perché vedo molti miei amici scrivere con un processo molto più serio.

Inizialmente nasceva prima la musica. Ultimamente mi sono accorto che in sala prove, dove nasce la melodia, a volte si parte anche da un’idea di testo che ho.
All’inizio eravamo un po’ i cultori della botta sonora, pestavamo molto, a volte anche a caso. Con Boss soprattutto c’è stata però una svolta semi-tranquilla, con suoni più strutturati. Quindi vediamo!
Boss poi l’ho riscoperto poeta, mi sta anche aiutando a scrivere i testi, anche se è una cosa totalmente nuova: ho sempre fatto da solo.

Aspiri, un domani, a scrivere anche per altri, e con un processo più strutturato?
Siamo nell’età in cui bisogna decidere cosa si deve fare nella vita. Qualche mio amico, e anche lo stesso Elia, vuole far diventare la musica un mestiere, il lavoro della vita. Diciamo che per noi tre è una grande passione, suoniamo perché ci fa stare bene, anche se richiede molto sacrificio in termini di tempo e denaro, quando ad esempio si deve produrre un Ep.
È una cosa che vogliamo assolutamente portare avanti, ma non riesco a vederlo come un lavoro.

Quali sono i vostri artisti di riferimento, in Italia e/o all’estero? E con chi vi piacerebbe suonare?
Ad esempio il 30 marzo suoniamo con i Suuns al Magnolia, una band canadese che ci piace molto e stimiamo tanto, e già questa è una grande occasione per noi. Poi è la nostra prima data al Magnolia, che è il mio locale preferito.
Poi spesso ci paragonano ai Verdena, a volte insultandoci, ma per noi è sempre un complimento.

C’è un luogo a cui siete particolarmente legati, oltre al Magnolia?
Diciamo che all’Ohibò ci abbiamo già suonato due volte, ed è un locale che ci piace molto. Ti direi l’Ohibò!

Post recenti
X