Siamo andati a trovare Il Sistema di Mel in sala prove: la nostra intervista

 In Interviste

Riscaldamento rotto e Burial che ci fa battere i denti. In questo contesto abbiamo pensato di andare a trovare Il Sistema di Mel nella loro sala prove, dove nascono le canzoni e dove i musicisti sono abituati a passare le serate.
Sabato saranno loro ad aprire la serata con Caso, Malkovic e Gazebo Penguins al Magazzino 47.

 

Il sistema di mel in sala prove, intervista al freddo per il concerto al magazzino 47 con Gazebo Penguins, Caso e Malkovic


(Tutte le foto sono a cura di Martina Marzano)

Come avete iniziato a suonare?
Com’è nata la passione per la musica?
Federico: Quando mia sorella ha smesso di suonare la chitarra classica a casa, in prima in superiore ho preso in mano la chitarra classica e ho iniziato a fare le cover dei Green Day e dei Blink 182, ed effettivamente la cosa rendeva un sacco: facevano schifo, erano inascoltabili…. La chitarra era scordata e con tre o quattro corde. Ma alla fine anche adesso non usiamo le tre corde sotto, non ho ancora capito l’utilità (ride). A 15 o 16 anni, dopo un’estate in falegnameria ho acquistato la chitarra elettrica e amplificatore. Sono sempre stato autodidatta.
Paolo: io in realtà volevo suonare la tromba, ma non ho mai fatto lezione. Alle medie mi sono iscritto all’indirizzo musicale e ho iniziato con la chitarra classica, ma dopo tre anni mi sono rotto e ho comprato la chitarra elettrica, la Yamaha Pacifica, che ha smesso di funzionare circa otto mesi dopo l’acquisto. Comunque ho ascoltato un sacco di musica, mio padre mi ha comprato il disco dei Led Zeppelin quando avevo 11 anni.
Federico: Ecco, gruppi seri…. Io invece ero sul punk rock californiano di inizio anni 2000. Mio padre al massimo mi ha regalato la cassetta degli 883, “La dura legge del gol”.
Francesco: Anche la mia passione è nata grazie a mio padre, che ha sempre suonato la batteria, anche se ho iniziato al pianoforte.
Simone: Io in realtà ho iniziato a suonare la chitarra un po’ per caso, perché ascoltavo hip hop…. Poi mi sono appassionato al rock, dopo il classico periodo metal che quasi tutti trascorrono da adolescenti.

intervista Il Sistema di Mel in sala prove prima di sabato 17 marzo

Come vi siete incontrati?
Fede: Io e Paolo ci conosciamo da quando siamo piccoli. A caso abbiamo iniziato a suonare insieme, sempre da piccoli. Abitavamo vicini ma suonavamo in gruppi separati in gioventù… anche se siamo in gioventù (…).
Poi io, lui e altri due ragazzi abbiamo dato vita a Il Sistema di Mel tra il 2013 e il 2014. Successivamente il vecchio bassista è partito per l’Australia e ho chiesto a Simone, che era in classe con me e suonava la chitarra, di suonare il basso, secondo la mia teoria abbastanza infondata che chi sa suonare la chitarra sa suonare anche il basso. Gli abbiamo detto “devi suonare il basso come suoni la chitarra, con il plettro…”.
Poi anno scorso il vecchio batterista ha smesso di suonare, e noi conoscevamo Francesco, perché suonava con Paolo in un altro gruppo. In una settimana ha imparato tutte le canzoni perché dovevamo suonare a Festa Radio, in tenda Fiaska nella serata di Brunori Sas, quindi davanti a poca gente (risate).

Quali sono i luoghi a Brescia e provincia al quale siete più legati musicalmente?
Noi siamo stati particolarmente legati al Moskito, dove abbiamo presentato i nostri dischi, ma per motivi per lo più geografici: noi avevamo una vecchia sala prove a Iseo, sotto al Moskito, che dunque era perfetto per la pausa birretta. Alla fine quasi tutti noi viviamo da queste parti (tra Lago d’Iseo e Franciacorta), quindi non aveva senso andare a Brescia.
Altri posti? Al Lio Bar siamo parecchio legati, ci abbiamo suonato una volta per puro caso, poi ci abbiamo suonato per altre tre o quattro volte, all’incirca una volta all’anno.

Chitarrista de Il sistema di mel in sala prove che prepara il concerto al magazzino 47 di sabato 17 marzo

Paolo Bosio (chitarra)

Sabato al Magazzino47 troveremo quattro artisti rock con i testi in italiano. Una scelta, per certi versi originale, se consideriamo la durezza di genere. Voi perché avete scelto l’italiano? Come lo utilizzate? Come nascono i testi e come componete un pezzo?
Inizialmente cantavamo in inglese, ma il mio inglese l’ho sempre definito “camuno”. Con l’italiano è più facile comunicare, è la mia lingua madre. I testi devono comunicare innanzitutto un significato, prima che far suonare meglio la musica.
La musica nasce sempre prima del testo. Il pezzo nasce spesso chitarra-voce, con una linea vocale, quindi. Poi lo sviluppiamo in sala prove.

C’è un artista che mi piacerebbe aprire, italiano o straniero (oltre ai Gazebo Penguins ovviamente)?
Paolo: Gazebo Penguins che almeno per me e Federico è tra i miei gruppi italiani preferiti!
A me piacerebbe anche aprire gli Zen Circus.
Federico: Io i Fine Before You Came.
Francesco: Io prima ero un metallaro, e non ascoltavo musica italiana. Poi mi sono fatto una cultura e già sono molto contento di aprire i Gazebo Penguins.
Federico: un nome grosso straniero? Placebo.
Paolo: io sono super fan dei Radiohead, ma la situazione farebbe un po’ ridere.

Guarda tutte le foto di Martina Marzano nella sala prove de Il Sistema di Mel:

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