Come ti scrivo una (mia) canzone: la nostra intervista a Caso.

 In Interviste

Caso, le parole, la musica, si incontrano e scontrano da almeno dieci anni, ma l’amore non è bello se non è litigarello.
Volevamo vederci chiaro, volevamo capire come nasce una canzone, una sua canzone: ci ha detto tante cose.
E sabato ci farà ascoltare nuovi pezzi dal vivo, in assoluta anteprima.

Nella line up di sabato tutti cantano in italiano, pur facendo rock. Non hai mai pensato di cantare in inglese?
E nel tuo caso come nasce il testo? Che valore dai alle parole? 

Adesso va molto di moda l’italiano. Io suono da un po’ di anni, ho fatto quattro dischi, ma prima suonavo un altro strumento in una band che cantava in italiano. Lo faccio da tempi non sospetti e sono orgoglioso di questo, non è stata una scelta di compromesso.
Cantare in italiano è stata una fortuna, altrimenti non sarei arrivato neanche alle poche (?) persone che ascoltano le mie canzoni. È stata una scelta pura, perché mi piace questa lingua e perché credo – o ho la presunzione – di riuscire a raccontare le cose in una maniera che mi piace.
Questa è la mia più grande convinzione, prima ancora dell’assetto musicale.
Penso che magari un giorno mi stancherò e non avrò più voglia di scrivere canzoni, ma so che in quel momento mi metterei a scrivere altro, perché per me è fondamentale: la scrittura dei testi è al centro e quello che deve arrivare è il messaggio, la piccola storia o quel determinato spaccato, prima della melodia, delle note, prima della forma, prima di decidere se ci sarà una batteria, eccetera.
Altrimenti non farei musica, la ascolterei soltanto.

Come nascono le canzoni?
Prendo un sacco di appunti, in qualunque momento e luogo, come penso facciano quelli che scrivono in generale. Quando ho un’idea o c’è qualcosa che mi colpisce e mi ispira me la segno. Poi, quando ho ad esempio un riff di chitarra, vado a posizionare le idee: in base all’umore delle note vado a inserire le frasi che ho appuntato. Musica e testo di fatto nascono assieme e in diversi momenti.

A volte ti blocchi davanti al foglio bianco?
Capita a volte che ho più idee sulla chitarra, ma non ho molti appunti su quello che ho da dire, o non ho l’urgenza di comunicarlo… e li ci si blocca.
Hai dei metodi per sbloccarti? Vai a ricercare qualche altra opera d’arte per trovare l’ispirazione?
Cercare spunti in altre espressioni creative secondo me è normale, ma una persona curiosa queste cose le cerca comunque.
L’uscita dall’impasse in realtà è una cosa più sottile, non so ancora come faccio ad uscirne. Secondo me devi piangerci sopra un po’, devi soffrirne… ma poi di colpo succede qualcosa, magari per strada guardi la cartaccia per terra e ti arriva, e ti sconvolge da un niente; ed ecco che arriva la soluzione.
È necessario secondo me il percorso di sofferenza per arrivare a una soluzione. A me funziona così, magari ad altri va meglio, e sono contento per loro!

Cosa ci possiamo attendere dal nuovo disco?
Le canzoni mi somigliano come quelle passate, ed è riconoscibilissimo il modo che ho di scrivere, per chi mi ha già ascoltato.
Ho cambiato il vestito che dò alle canzoni: all’inizio era scarno, chitarra voce, un po’ urlato, poi ho inserito un po’ di arrangiamenti, e infine in Cervino ho inserito una band intera e un ulteriore chitarra.
Nel prossimo disco farò un passo indietro, sarà un po’ più semplice e pop-rock. Le canzoni a mio parere sono riconducibili a me, sono chiaramente mie, hanno il mio tocco. Sono molto contento della parte testuale.
Non ho ancora finito di scriverlo, ad oggi ho finito otto canzoni, in primavera finirò di registrare anche le altre, che sto riarrangiando.

Dal vivo sabato suonerai anche le nuove canzoni?
Sì, con la data di sabato apro un ventaglio di una decina di date in questa primavera, per provare con la band anche i pezzi nuovi, almeno quattro o cinque, per vedere se a noi sul palco suona bene.
L’avevo fatto anche con Cervino e devo dire che serve tantissimo, perché capisci cosa portare sul palco, cosa rende e cosa no, e questo ti dà molto più feeling quando vai a registrare, sai qual è il punto debole e qual è il punto forte.

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